Per chi vuole cimentarsi alla scoperta delle meraviglie della natura e ha poca dimestichezza con la montagna, mi permetto di dare a grandi linee alcuni semplici suggerimenti senza fronzoli, punti di vista e considerazioni personali dettati dalla mia esperienza, che quindi vanno considerati come tali. Naturalmente con la premessa di avere a prescindere almeno un minimo di allenamento fisico, e la consapevole e arbitraria capacità di affrontare le situazioni prodotte dalle proprie azioni e quindi di prendersi le proprie responsabilità, esulando e sollevando questi semplici cenni qui sotto scritti da qualsiasi responsabilità diretta o indiretta. Nel dubbio o nell'incapacità suggerisco di rivolgersi a una giuda alpina che vi saprà meglio consigliare, ma comunque sia...non dimenticate a casa la macchina fotografica...
L'abbigliamento e l'attrezzatura
L'abbigliamento per andare in montagna deve essere comodo e proteggere da qualsiasi intemperia, non deve assorbire umidità dall'esterno e dovrebbe possibilmente lasciare traspirare l'umidità corporea. Una buona regola è vestirsi con il classico metodo detto a "cipolla" sempre valido e cioè a strati uno sopra l'altro. Nello zaino non devono mai mancare una giacca a vento
o una cerata, un berretto pesante e uno più leggero con visiera, un paio di guanti e di occhiali da sole, una crema solare, indumenti di ricambio a scelta e un piccolo "necessaire" da toiletta e per il pronto soccorso, compreso una cartina topografica della zona. Lo zaino va dimensionato in base all'attività che si intende fare, per escursioni di una sola giornata è sufficente un sacco da 40-50 litri, mentre per un trekking di due o più giorni occorre più capiente sui 50-60 litri e oltre, gli spallacci devono avere una sufficente regolazione per ripartire in modo ottimale il peso sulle spalle e la colonna vertebrale.Come calzature bisogna preferire un buon paio di pedule per escursioni su normali sentieri, e un paio di bastoncini telescopici, molto utili in discesa dove aiutano l'equilibrio e sollevano il carico alle articolazioni delle ginocchia. Per fuori uscite più impegnative su terreno misto o impervio, ferrate o arrampicate occorrono scarponi più tecnici con una suola più rigida e ben scolpita per una migliore aderenza. Per le ferrate non dove mai mancare il caschetto e l'imbrago con relativo dissipatore e set da ferrata. Per escursioni in alta montagna e su ghiacciaio occorrono una serie di moschettoni, ramponi, piccozza, imbrago, corda e cordino.L'alimentazione
L'alimentazione deve essere possibilmente leggera ed adeguata all'intensità dello sforzo fisico che si presume si andrà ad affrontare, la disidratazione è sempre in agguato pertanto si dovrà assumere molti liquidi, da evitare le bevande gassate, l'acqua si può arricchire con sali integratori minerali o usare quelli in commercio già pronti, anche se io sono assolutamente contrario a usare questi preparati, preferisco il mio vecchio metodo semplice e genuino e cioè... zucchero e limone. Evitare un pasto tradizionale durante l'attività, è buona norma anche se non c'è bisogno di stravolgere le abitudini alimentari, comunque è preferibile consumare alimenti leggeri e facilmente digeribili, come frutta fresca e/o secca, zuccheri, amidi e carboidrati. Semmai ci potremo concedere senza sensi di colpa...anzi... un pasto più "corposo" e completo la sera in rifugio, dove complice la sua atmosfera accogliente sarà gradito pure un buon bicchiere di vino o un dissetante boccale di birra.
Il tempo e le previsioni meteorologiche
Il giorno prima della pianificazione dell'escursione si dovrà porre molta attenzione alle previsioni del tempo, preferendo i bollettini che trattano la zona specifica che ci interessa. Il maltempo e soprattutto i temporali con le scariche dei fulmini sono una notevole insidia, un potenziale veicolo di guai anche molto seri, da non sottovalutare mai, per questo motivo bisogna fare in modo di non farsi sorprendere nel bel mezzo di una escursione dal maltempo per avere un margine di sicurezza sufficente a trovare rapide scappatoie e ripari. Se si è sorpresi da un temporale abbandonare immediatamente cime, creste o spuntoni di roccia isolati, evitare assolutamente di trovare riparo sotto abeti o alberi in genere, se si è su una ferrata abbandonare la linea di sicurezza e provvedere all'autoassicurazione in un posto sicuro, allontanare da sè il più possibile qualsiasi oggetto di metallo come piccozze o altro, cercare un riparo naturale come un anfratto o cavità oppure uno strapiombo, non addossarsi a rocce umide ma rimanere accovacciati a piedi uniti e sed
uti sopra lo zaino.Il comportamento
E' buona norma limitare al massimo di abbandonare le tracce o i sentieri segnati, evitiamo le scorciatoie, i boschi i prati o i pascoli subiscono negative conseguenze dall'eccessivo calpestio, cerchiamo quindi di non lasciare traccia del nostro passaggio. I rifiuti vanno assolutamente riportati a valle, senza limitarci a nasconderli, perchè oltre a essere estremamente deturpanti sono pericolosi per gli animali e l'intero ecosistema. Non accendiamo nel modo più assoluto fuochi, in caso di estrema emer
genza badiamo poi di cancellare ogni traccia del falò. Non estirpiamo fiori o piante che oltre tutto sono per la maggior parte protetti, che per giunta andremmo incontro a possibili sanzioni, ma limitiamoci a fotografarli, non esageriamo nella raccolta di funghi o frutti del sottobosco. Evitiamo schiamazzi, urla e richiami che distruggono la preziosa pace della montagna e oltre tutto così facendo ci priviamo di una grande e appagante prerogativa dell'andare in montagna, cioè la possibilità di avvistare animali selvatici nel loro ambiente naturale che hanno diritto al rispetto della propria vita.La vita in rifugio
Chi ha esperienza di montagna sa quanto sia importante avvistare la sagoma ancora in lontananza del rifugio scelto come "tappa" della propria escursione. Significa già in cuor suo pregustare una bevanda dissetante, un piatto caldo e il meritato riposo, ma anche il piacere dell'accoglienza, di un sorriso complice che ti viene da chi conosce la fatica, e sa cosa significa amare la montagna. Passare una notte in rifugio soprattutto per un debuttante è un'esperienza stimolante in netta antitesi con i ritmi e le consuetudini dell'esistenza quotidiana, da provare soprattutto in compagnia e armandosi anche di un certo spirito d'avventura. L'approccio migliore è cercare di arrivare in un orario decente del pomeriggio, si avrà la maggiore possibilità di scegliere la branda che più ci aggrada se dormiremo in cameroni, e avremo tutto il tempo di prepararci la brandina con il saccoletto. Dopo una sommaria rinfrescata, con pediluvio, io personalmente uso solo l'acqua fredda, spesso gelida dei servizi comuni anche se il rifugio dispone di acqua calda, è un semplice modo per ritemprarsi e rigenerarsi un po e sarà pure d'aiuto a lenire la stanchezza accumulata nelle gambe. Si provvederà poi a riassettare lo zaino riponendo il cambio degli indumenti matidi di sudore e prepareremo le cose da tenere a portata di mano per l'indomani, per non perdere tempo prezioso alla partenza. Si vedrà di cenare il più presto possibile per placare l'appetito che certo non mancherà e per digerire meglio. Dopo cena tra una chiacchiera e l'altra e i racconti delle proprie avventure passati in rassegna da tutti i nuovi amici commensali e compagni di escursione, sarà probabile che qualc'uno sia tentato da un buon grappino ad uso digestivo, anche se l'alcool sarebbe sconsigliato, ma dato le "circostanze"... Nel frattempo si sarà fatta l'ora di immortalare con la fotocamera il tramonto, che in montagna acquista e assume un aspetto quasi mistico, se invece fuori dall'uscio si udirà ululare la tormenta o infuriare un temporale, pazienza, l'atmosfera del rifugio diventerà ancora più familiare e più piacevole sarà la compagnia. Se avremo voglia, potremo annotare una piccola relazione con le impressioni della giornata e dare un ulteriore occhiata alla cartina per la tappa dell'indomani, senza lesinare chiarimenti al rifugista che sarà ben disposto a dare. L' educazione e il senso civico nei rapporti in un ambiente così ristretto è d'obbligo, cerchiamo quindi di non disturbare chi vuole riposare, se qualc'uno nella camerata russa portiamo pazienza, andrà meglio la prossima volta. Ci sarà inoltre da mettere in conto che si faticherà a prendere sonno a causa della stanchezza accumulata o della branda non proprio confortevole, anche in questo caso si dovrà avere pazienza, e se nemmeno la conta delle pecore basterà ricordiamoci di un vecchio adagio trentino "se no dorme l'ocèt, polsa l'ossèt" come dire: "tranquillizzati, anche se non t'addormenti, comunque riposi le ossa"...Una buona colazione è indispensabile per affrontare le fatiche della nuova giornata, partiamo con calma per abituare gradualmente il fisico e ricordiamo di lasciare detto al rifugista prima dei saluti di commiato la nostra prossima meta.